Iran sotto attacco: Khamenei caduto, crisi aperta
- diversaitalia
- 14 ore fa
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Iran 2026: la guerra, la morte di Khamenei e il Paese che cambia
Il 28 febbraio 2026 resterà una data scolpita nella memoria di milioni di persone in Iran e oltre i suoi confini. In una mattina illuminata dagli albori pallidi di un conflitto che molti temevano ma pochi credevano possibile, Stati Uniti e Israele hanno lanciato un’offensiva militare su larga scala contro l’Iran.

Obiettivo dichiarato? Impedire a Teheran di proseguirel’arricchimento di uranio nel suo programma nucleare, indebolire la leadership politica e militare e, nelle parole dei responsabili di Washington e Tel Aviv, proteggere la sicurezza globale da una minaccia esistenziale attraverso attacchi preventivi. La notizia più dirompente, infatti, è la conferma della morte dell’Ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran dal 1989. Dopo che il suo complesso protetto è stato colpito da bombardamenti, le autorità iraniane hanno riconosciuto la sua morte, confermando quanto Israele e gli Stati Uniti avevano dichiarato nelle ore precedenti.
Per milioni di iraniani, Khamenei non era soltanto un capo di Stato: era simbolo di un regime autoritario che, negli anni, ha soffocato dissenso interno e aspirazioni di cambiamento. La sua morte segna la fine di un’era e apre una fase di incertezza politica senza precedenti.
La reazione iraniana è stata rapida e feroce. Nell’arco di poche ore, Teheran ha lanciato centinaia di missili e droni contro obiettivi israeliani e basi statunitensi nel Golfo. Esplosioni sono state avvertite non solo in Israele, ma anche in diverse capitali del Medio Oriente e perfino in città come Dubai o Manama, dove missili intercettati o caduti hanno causato danni e feriti. Negli Stati del Golfo, dove vivono milioni di lavoratori migranti, inclusi molti italiani, la paura è palpabile. Chi è a Dubai o Abu Dhabi descrive uno “scenario surreale”, con boati, sirene e spazi aerei chiusi.
Questa escalation militare arriva dopo mesi di tensioni interne che avevano già segnato profondamente la vita degli iraniani. A gennaio e febbraio del 2026, il Paese è stato attraversato da proteste diffuse in tutte le province, iniziate per motivi economici ma rapidamente trasformatesi in un movimento di dissenso verso l’intero sistema di potere. La repressione da parte del governo verso i manifestanti è stata brutale. Secondo analisti e attivisti per i diritti umani, decine di migliaia di persone hanno perso la vita o sono state arrestate durante le manifestazioni, e in molte zonel’accesso a internet è stato quasi completamente bloccato per giorni, rendendo difficile ogni comunicazione con l’esterno. Inoltre, la giustizia iraniana ha emesso condanne a morte contro diversi giovani manifestanti, tra cui minorenni, suscitando condanne internazionali e timori per ulteriori esecuzioni.
Quello che si stava vivendo come un braccio di ferro diplomatico rischia di diventare una guerra regionale aperta. L’Iran ha colpito basi in Qatar, Kuwait, Bahrain ed Emirati, e si registrano esplosioni anche in altri Paesi vicini, portando timori di un coinvolgimento diretto più ampio. In aggiunta, come diretta conseguenza, il petrolio, l’economia mondiale e le rotte commerciali attraverso lo stretto di Hormuz sono già sotto grande pressione, e mercati e governi internazionali guardano con preoccupazione all’evolversi quotidiano degli eventi.
Alla luce degli eventi e alla promessa di Trump di continuare gli attacchi, molti osservatori sostengono che l’Iran «può ancora sopravvivere come Stato», ma che la Repubblica islamica come la conoscevamo fino a ieri non potrà restare immutata dopo queste settimane di turbolenze.
Il mondo è adesso davanti a una domanda enorme: quale direzione prenderà l’Iran? Un Paese profondamente ferito da conflitti interiori e ora travolto da un’escalation esterna che comporta rischi enormi non solo per il Medio Oriente, ma per l’intero equilibrio globale.



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