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Da Fukushima in poi..

Articolo di: Jakob Joseph Burkhart, Lucas Fernandez, Riccardo Sansone,.



L’energia è un motore che muove le nostre vite, la nostra economia, ed un asset strategico per uno Stato. Con il riscaldamento globale e la crisi da COVID-19, l’Unione Europea, in concerto con gli Stati membro, ha intrapreso la strada per produrre energia verde sul proprio territorio nell’ambizione di contrastare il riscaldamento del clima, con l’obiettivo di ottenere almeno il 45% della propria energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Con l’invasione russa dell’Ucraina nel 24 febbraio 2022, Bruxelles ha deciso di rendersi indipendente dalla Russia, e possibilmente da altri attori ostili nell’arena internazionale.

Questo mese, noi di Diversa abbiamo deciso di spiegare perché siamo favorevoli all’energia atomica, cercando di sfatare dei luoghi comuni che impediscono al nostro paese, e ad una parte dell’UE, di produrre energia in casa nostra a basso prezzo ed essere più autonomi.

 

L'incidente nucleare di Fukushima avvenuto l’11 marzo 2011 fu causato da un terremoto e un maremoto. Al momento della scossa, il sistema di sicurezza antisismico della centrale spense tutti i reattori con la procedura di SCRAM, attivandosi automaticamente. Il sistema rispose positivamente, ma il problema fu quando l’onda del maremoto scavalcò le protezioni e allagò gli impianti. Potremmo facilmente concludere che si è trattato di un evento più unico che raro.

Va registrato che ci fu (solo) un morto dovuto all’esposizione delle radiazioni (il cancro gli venne diagnosticato nel 2016 e morì nel 2018 [1]) e 18 feriti, con 184.000 evacuati.

 

Questo evento scatenò varie reazioni a livello internazionale: ci concentreremo su quelle europee. Nicolas Sarkozy, allora presidente francese, dichiarò nell’immediato di non avere timori poiché «le centrali francesi sono le più sicure al mondo». Di diverso avviso fu Angela Merkel, il cui governo sospese la decisione di prolungare la vita di alcune centrali [2]. Nell’aprile dell’anno scorso, sono stati spenti gli ultimi tre reattori nucleari: inutili sono stati gli appelli, ignorati dal governo Scholz, della comunità scientifica e dai partiti di opposizione (e uno di governo, Liberi e Democratici) che chiedevano una transizione graduale. Ad ogni modo, con questo evento era finita l’epoca durata 70 anni del nucleare in Germania [3].


Una decisione che fa tutt’ora riflettere, perché alla luce della guerra fra Russia e Ucraina Berlino si trovava a corto di energia. Per mantenere l’offerta costante, il governo aveva aumentato sensibilmente l’uso delle centrali a carbone (altamente inquinanti), nonostante il partito dei Verdi sia il secondo partito nella maggioranza. Fondamentalmente, quanto accaduto dimostra un’incoerenza piuttosto grave, mossa da motivi ideologici, nonostante la situazione indicasse di posticipare la chiusura delle centrali. Memorabile è stato l’appello nell’estate 2022 di Robert Habeck (Vicecancelliere e ministro dell’Economia e Tutela climatica) rivolto ai cittadini tedeschi di ridurre le docce per risparmiare gas, proprio come egli faceva [4]. Recentemente il magazine Cicero ha pubblicato uno scoop che vede Habeck accusato di aver  manipolato e falsificato dei documenti scritti da esperti per facilitare la chiusura delle centrali nucleari.[5]


Secondo recenti indiscrezioni di Reuters, il G7 sarebbe pronto a firmare un accordo per porre fine all’uso del carbone nella produzione di energia tra il 2030 e il 2035, ma potrebbe offrire un margine di manovra a Germania e Giappone. Infatti Berlino e Tokyo producono il 25% della loro energia tramite carbone: il primo ha fissato come obiettivo la chiusura di queste entro il 2038, il secondo non ha ancora fissato una data finale. [6]


Germania e Italia, prima del 24 febbraio 2022,  erano le nazioni più esposte alla dipendenza dal gas russo: come riportato dal Financial Times il 15% circa dei loro imports di gas nel 2020 veniva da Mosca [7]. Con le sanzioni, è iniziato un progressivo declino economico per diverse ragioni.

 

Allo stato delle cose, come illustrato da app.electricitymaps.com, la Repubblica federale tedesca produce energia prevalentemente da fonti rinnovabili: nell’ordine, fotovoltaico, eolico ed idroelettrico. Dunque dei passi in avanti verso una produzione di energia domestica  c’è stata.

Le emissioni di gas serra nel 2023 sono scese al livello più basso dagli anni ’50, quindi secondo i Verdi è un buon inizio. Oltre a ciò, il 2024 dovrebbe essere l’anno di Berlino nel fotovoltaico europeo.[8] Inoltre, la Germania ha aumentato le proprie importazioni di energia da Francia e Danimarca (diversificazione) [9], con l’obiettivo di non cadere nello stesso errore fatto con Mosca precedentemente.

 

Tuttavia, la scelta di privilegiare fonti rinnovabili apre una nuova questione: chi produce gli strumenti necessari ad intraprendere una politica energetica di questo tipo? Tutti i principali produttori hanno sede in Cina[7], paese non ben visto da Washington. Oltre a questo, il basso costo dei pannelli solari proveniente da Pechino non è una buona notizia per le industrie europee [10]. La Repubblica Popolare ha visto negli eventi successivi al 24 febbraio 2022 una finestra per entrare con maggiore presenza nell’economia europea. Come riportato dal Financial Times, citando SolarPowerEurope, da agosto 2023 otto principali produttori di pannelli solari europei hanno dichiarato fallimento, sospeso la produzione, avvertito della chiusura di fabbriche o ristrutturato i loro debiti [11].


In altre parole, non è stata una gran mossa. Soprattutto, perché questa decisione è stata guidata da questioni ideologiche, scarsamente coerenti con le recenti tensioni internazionali - quindi mancando di realismo e pragmatismo. Perché passare dalla dipendenza della Russia a quella della Cina, mettendo anche le imprese europee a rischio? Certo, la Germania da sola non può aver provocato tutto questo, ma il segnale lanciato dal Bundestag è piuttosto chiaro e la Germania è il paese più popolato nell’Unione, senza dimenticare la preminenza dell’economia tedesca in Europa.

Non sarebbe stato più saggio evitare di diventare dipendenti dalla produzione altrui e cercare davvero di intraprendere un percorso di autosufficienza dal punto di vista energetico? O forse avere un mix energetico più diversificato? O assicurarsi che le tecnologie necessarie alla produzione di energia siano fornite da aziende europee?


Dall’epidemia del COVID-19 in poi, il mondo come lo conoscevamo prima sta progressivamente cambiando e molto velocemente. Il mito dell’interdipendenza economica è stato sfatato e ci si è resi conto che bisogna ragionare di più in termini di sicurezza economica e non più di libero mercato. Yanet Jellen, segretario al Tesoro USA, parla di ‘friend-shoring’, viste le tensioni crescenti tra Washington e Pechino e le pressioni occidentali contro Mosca [12]. Che questo possa diventare un monito da seguire - anche perché se ci fosse un conflitto in Asia-Pacifico ci ritroveremo punto e a capo.

Da qui, secondo noi, vi è la necessità di muoversi verso la produzione di energia tramite il nucleare. A differenza di gas e petrolio, la distribuzione geografica dell’uranio è piuttosto articolata, i paesi leader sono Kazakistan, Canada e Australia che insieme contribuiscono al 65% della produzione globale. La società leader nell’estrazione è l’Areva, francese. Inoltre, in Italia è possibile estrarre dell’uranio, il luogo è a Novazza (provincia di Bergamo). [13]

Soprattutto, se nel corso di questo report abbiamo cercato di dimostrare come il nucleare civile sia una fonte energetica praticamente inesauribile, con rischi definitivamente minimi e soprattutto con bassissime emissioni - che è una delle principali sfide per le istituzioni europee e non solo -, non bisogna trascurarne il ruolo di risorsa strategica per una nazione. La cieca ideologia, soprattutto in un contesto geopolitico mutevole e intricato, non può prevalere sugli interessi vitali alla sicurezza e alla stabilità dell’Europa.


 

Bibliografia:

 

[1] Japan confirms first Fukushima worker death from radiation, in bbc.com, 5 settembre 2018.

 

[2] Terremoto in Giappone: le reazioni, in NuclearNews, 15 marzo 2011.

 

[3] La Germania spegne oggi gli ultimi tre reattori nucleari, una svolta storica, in rainews.it, 15 aprile 2023.


[4] PRESTIGIACOMO Dario, Il ministro che ha ridotto le docce per risparmiare gas: "Riscaldo casa con parsimonia", in EuropaToday, 27 giugno 2022.


[5] GRÄBER Daniel, Wie die Grünen beim Atomausstieg getäuscht haben, in cicero.de, 25 aprile 2024.


[6] LANDINI Francesco, G7 to sign exit from coal by 2035, but may offer leeway, sources say, in reuters.com, 30 aprile 2024.


[7] ARNOLD Martin, KAZMIN Amy, SOLOMON Erika, Can Europe wean itself off its dependence on Russian fossil fuels?, in ft.com, 21 marzo 2022.

 

[9] FROJO Marco, La Germania guiderà nel 2024 il boom del fotovoltaico europeo, in La Repubblica, 7 febbraio 2024


[10] SANTOS Beatriz, I principali produttori di moduli fotovoltaici per volume di spedizioni nel 2022, in pv magazine, 13 aprile 2023.


[11] PRESTIGIACOMO Dario, I pannelli solari cinesi costano sempre meno, ma non è una buona notizia, in EuropaToday, 12 settembre 2023.

 

[12] Europe’s solar crisis will cast a long shadow, in ft.com, 27 febbraio 2024.


[13] TETT Gillian, America must expand its friendship group in the interests of trade, in ft.com, 13 aprile 2023.


[14] Dove si estrae l’uranio?, in focus.it, 21 novembre 2014.


EU Market Outlook for Solar Power 2023-2027, in SolarPowerEurope.


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