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Chernobyl, 38 anni dopo: è ora di fare chiarezza.

Autori: Sofia Portolan, Riccardo Sansone, Edoardo Cei.

 


A quasi quarant’anni dalla distruzione del reattore numero 4 di Chernobyl la vicenda sembra essere ancora fonte di forti dubbi e polemiche. Con questo articolo vogliamo provare a dare un’interpretazione che vada oltre la semplice descrizione tecnica dell’incidente e che possa fornire più elementi possibili in modo da ricostruire l’accaduto non solo da un punto di vista ingegneristico, ma anche socio-politico. La nostra speranza è di riuscire a fare un po’ di chiarezza su quello che è successo ripercorrendo il disastro, analizzandone cause e conseguenze.

 

Premesse.

 

Prima di addentrarci nella cronistoria di quel 26 aprile 1986 è necessario fare una serie di premesse sulla storia delreattore nucleare di Pripyat – e sul più ampio contesto russo (sovietico) dell’epoca. 

Il reattore numero 4 apparteneva alla categoria degli RBMK (in russo: ‘’reattore di grande potenza a canali’’), e rappresentava il culmine del nucleare civile sovietico, oltre ad essere tra i più diffusi sul suo territorio. I motivi della loro popolarità erano molteplici, ma possiamo riassumerli in due categorie. Il primo di carattere economico: infatti, il budget di Mosca era in negativo e ciò si riflesse anche nelle scelte relative al design degli RBMK, raffreddati ad acqua leggera (quella convenzionale, per intenderci) e moderati a grafite.Tale connubio rese possibile l’utilizzo di uranio naturale come combustibile, decisamente meno costoso dell'uranio arricchito. Inoltre, un componente essenziale quale l’RPV (il ‘contenitore’ dentro il quale è normalmente rinchiuso il nocciolo del reattore) fu sostituito da un più semplice cilindro in acciaio e calcestruzzo, ed il compito di ‘fermare’ le radiazioni fu trasferito alla grafite presente nel reattore ed a uno scudo biologico (un ‘tappo’ di calcestruzzo) che copriva il reattore stesso. Un’altra considerazione non trascurabile è la mancanza di un qualsiasi edificio di contenimento (si tratta solitamente di una copertura che racchiude l’intero reattore formata da almeno 1m di calcestruzzo armato più3cm di acciaio) al di sopra del reattore. Il secondo motivo era il tempo di costruzione: basandosi su progetti già esistenti per reattori ad uso militare, gli ingegneri sovietici riuscirono a progettare e schierare molti reattori in breve tempo.

 

Proprio sulla grafite bisogna aprire una piccola parentesi: come già discusso in un precedente articolo, i reattori odierni usano, nella maggioranza dei casi, l’acqua come moderatore (che ricordiamo essere il processo che rallenta i neutroni per favorire la reazione a catena). Lo stesso effetto viene raggiunto anche impiegando la grafite, come nel caso degli RBMK. La grande differenza sta in un fattore detto “Coefficiente di vuoto”, che può essere positivo o negativo e misura cosa succede alla reazione a catena nel caso in cui la potenza aumenti. Nei reattori odiernamente più diffusi, l’acqua è sia moderatore che liquido di raffreddamento e perciò, nel caso in cui dovesse esserci un aumento non voluto della potenza (e dunque della temperatura) quest’ultima finirebbe per evaporare. Meno acqua però vuol anche dire meno moderatore, e la potenza dunque diminuisce (si parla di coefficiente di vuoto negativo). Ciò non avviene in un RBMK, dove un aumento di potenza significativo può far evaporare l’acqua (mezzo di raffreddamento), ma sicuramente non la grafite (moderatore): perciò la reazione a catena continua imperterrita ma il calore generato non può essere rimosso. Non una bella situazione.

 

Vogliamo ricordarvi che nonostante Chernobyl sia stato un momento buio della storia dell’energia nucleare, basta una piccola ricerca sugli RBMK su wikipedia[8] per vedere come questo genere di reattori sia tutt’ora in funzione in Russia e lo sia stato fino al 2009 in Lituania (Ignalina-2) a riprova del fatto che, quando utilizzati in modo corretto, questi reattori non siano assolutamente pericolosi.

 

Cronistoria dell’incidente.

 

Il 25 Aprile 1986 era in programma un test atto a valutare la capacità della centrale di continuare ad operare (temporaneamente) anche dopo un eventuale brusco spegnimento. Si trattava di un “comune” test di sicurezza per dimostrare l’efficienza della centrale che, vogliamo ricordare, era già stato eseguito plurime volte, ma sempre con risultati negativi [5] (niente esplosioni! Semplicemente non si erano raggiunti i risultati sperati). 

 

Fino a qui, infatti, nulla di scioccante. Il test era avvenuto ed il reattore sarebbe dovuto essere capace di sopportarlo. Come già accennato in precedenza, nonostante i limiti dei reattori RBMK, le cause dell’incidente non possono ricadere esclusivamente sui difetti intrinsechi della centrale: bensì, come in tutte le migliori relazioni, nei problemi di comunicazione. Ci troviamo infatti nell’unione Sovietica, nel pieno degli anni ‘80, e non sempre i dipendenti potevano contare su informazioni chiare e precise. Bisogna infatti ricordare che il comitato incaricato di supervisionare il test non era composto da personale competente in ambito nucleare e che, probabilmente, poco sapevano di cosa avvenisse dentro una centrale. 

 

Ribadiamo comunque che il test (pianificato ed iniziato nel pomeriggio del 25 aprile), di per sé, non avrebbe dovuto rappresentare un problema per il reattore: gli operatori si erano adoperati per assicurarsi che procedesse per il meglio, cominciando dal diminuire il livello di potenza del reattore al 40%. Proprio qui iniziarono i problemi, in quanto per via di una richiesta straordinaria di elettricità proprio quel giorno, venne ordinato di posticipare il test alla notte fra il 25 ed il 26, così che la centrale potesse contribuire a soddisfare il fabbisogno energetico cittadino. 

 

Fu così che il reattore rimase operativo per il resto della giornata al 40%, ovvero a circa 1600 MW termici (MWt) di potenza. Alle 23 dello stesso giorno, una volta abbassata la richiesta di energia, gli operatori tornarono ad abbassare gradualmente la potenza. Arrivata la mezzanotte, avvenne il famigerato cambio della guardia, durante il quale lo staff diurno lasciò il posto al meno esperto team notturno, che continuo ad abbassare la potenza del reattore avvicinandosi al limite dei 700 MWt (sotto il quale il reattore era notoriamente instabile). Per semplificare, è come se voi provaste a guidare una Ferrari in prima per tutto il giorno: nonostante sia una bellissima macchina, il motore non ne sarà di certo felice.

 

Difficile stabilire se gli operatori fossero a conoscenza di questa specificità del design: quello che possiamo affermare invece è che non ne tenne conto. La potenza del reattore calò ancora, arrivando a 30 MWt (in un reattore che poteva produrne oltre 3000MWt) [5].

 

Nonostante la nota instabilità del reattore, quest’ultimo era comunque stato disegnato da grandi ingegneri, perfettamente consapevoli dei limiti del reattore e che avevano preposto tutti i mezzi di sicurezza necessari per evitare un incidente. Quando iniziò il test, infatti, i sistemi di sicurezza si attivarono subito per impedirlo, suggerendo che il reattore non fosse pronto per supportare una simile operazione. Ciononostante, gli operatori ebbero la brillante idea di disattivare manualmente ogni sistema di sicurezza presente nella centrale, così da poter comunque procedere con il test, la cui importanza politica era evidentementesufficiente a trascurare le lucine rosse dei sistemi di emergenza, come mostrato anche nella famosissima serie televisiva sull’incidente. 

 

Fu proprio in queste condizioni che un team non esperto, supervisionato da persone ancora meno consapevoli, decise che era cosa buona e giusta svolgere un test su un reattore instabile e completamente sprovvisto di sistemi di sicurezza in piena notte. 

 

Il test ebbe inizio all’una e 23, nella notte del 26 aprile, nel momento in cui vennero inserite le barre di moderazione per spegnere il reattore. Come già spiegato prima però, queste ultime erano dotate di punte in grafite che prima di far abbassare la potenza, la fanno alzare per un brevissimo periodo di tempo (perché aumentano la moderazione). Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: la pur brevissima inserzione delle barre ha causato un aumento repentino della potenza che, ha sua volta, ha portato alla vaporizzazione immediata di tutta l’acqua presente nel reattore, aumentando così a dismisura la pressione. Il risultato è ormai scritto: 44 secondi dopo l’inizio del test, la pressione è talmente alta che fa letteralmente saltare le 1000 tonnellate del coperchio del reattore contro il soffitto dell’edificio, esattamente come il tappo di una bottiglia di champagne [4].

 

La gestione tecnica e politica dell’incidente.

 

Se finora non dovessero ancora essere chiaro quanto l’assenza di una cultura della sicurezza nella società dell’epoca abbia influito sull’incidente, allora è giusto parlare di cosa avvenne dopo. Per placare le fiamme dell’incidente vennero mandati sul posto pompieri che, ovviamente, non avevano la men che minima idea di cosa stessero affrontando: alcuni di loro presero anche in mano alcuni dei blocchi di grafite presenti sul campo, scambiandoli per comuni mattoni. Proprio fra i soccorritori si trova la maggior parte delle vittime dell’incidente. 

 

La comunicazione dell’accaduto poi fu ancora più drastica:fu infatti la Svezia la prima a rendersi conto di quanto successo in URSS (questo anche a far capire quanto facilmente siano rintracciabili le radiazioni), e l'incidente venne ufficializzato al resto del mondo solo 3 giorni dopo. Nel mentre, anche le evacuazioni furono lente e mirate principalmente al contenimento dello scandalo, piuttosto che alla sicurezza delle persone nell’area.

 

La gestione burrascosa dell’incidente nei giorni successivi ha sicuramente contribuito, insieme al clima politico dell’epoca, e creare molta confusione e incertezza anche per quanto riguarda il numero di vittime dell’incidente. Per fortuna, grazie al lavoro di vari enti internazionali, riusciamo ad avere delle idee più precise. Per quanto rimanga difficile anche ad oggi ottenere un numero esatto, in un rapporto del 2005 l’ONU dichiara che, fino a quel momento, meno di 50 persone sarebbero morte per cause dell’incidente (considerando anche gli effetti delle radiazioni negli anni a venire, fino al 2004 [6]), anche se studi più recenti dicono che il numero sarebbe più vicino ai 60 [10]; altre stime più pessimistiche invece si spingono anche sopra i 400 [9]. 

 

Se siete confusi da questi dati, avete ragione. Stimare con precisione il numero di morti dovute alle radiazioni di Chernobyl è estremamente complesso, alimentando incertezza tra gli esperti e agevolando chi vuole invece strumentalizzare la vicenda. La confusione deriva dalla difficoltà nel prevedere l'effetto delle radiazioni sulle persone, soprattutto a basse esposizioni. Le stime più alte (come ad esempio le 90.000 stimate da Greenpeace) sono solitamente ottenute applicando il Linear no-threshold model (LNT) [11], che cerca di correlare la dose di radiazioni ricevute alla risposta del corpo ad esse. L’applicazione cieca di questo modello a basse dosi però è ampiamente dibattuta a livello scientifico, in quanto basata su estrapolazioni degli effetti delle alte dosi di radiazioni. Potremmo quasi dire che limitarsi all’uso cieco di questo modello per prevedere il numero di morti per radiazioni sarebbe come usare il limite di velocità in autostrada per contare gli incidenti, assumendo che chiunque vada oltre il limite, anche di qualche chilometro, sia automaticamente morto. Un altro metodo che viene invece spesso utilizzato per ‘calcolare’ le vittime dell’incidente è basato sull’osservazione degli aumenti della mortalità negli anni successivi all’incidente. Questo metodo però porta con sé un forte limite, in quanto gli anni successivi moltissimi altri fattori potrebbero aver influito su questi dati [7].

 

Le Nazioni Unite non hanno mai dichiarato che l'incidente di Chernobyl abbia causato direttamente 4000 morti da radiazioni. Nel rapporto citato, hanno fornito un conteggio delle morti attuali e stimato che nel lungo termine potrebbero arrivare a un massimo di 4000 morti attribuibili a Chernobyl, includendo anche persone con effetti a lungo termine (ovvero persone che potrebbero sviluppare patologie decine di anni dopo). Tuttavia, questa stima è stata contestata come troppo elevata [10]. Ad oggi, ribadiamo, i numeri rimangono dibattuti ma sono notevolmente più bassi. 

 

Il contesto internazionale: come Chernobyl ha influenzato la Guerra Fredda.

 

Andando oltre la parte strettamente teorica ed ingegneristica, invece, l’incidente ha avuto una rilevante influenza nell’arena delle relazioni internazionali, finendo poi per influenzare anche le singole politiche nazionali e ponendo l'accento sul futuro rafforzamento del ruolo della AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica). Nel clima di tensione e incertezza tipico della Guerra Fredda, che durava ormai da tre decenni, l’URSS aveva tentato di mantenere il massimo riserbo sui suoi programmi nucleari civili e militari, oltre a non aver mai divulgato notizie su precedenti e gravi incidenti verificatisi negli impianti ucraini.

 

Il regime aveva la necessità di presentarsi forte e avanzatosul piano tecnologico e scientifico sulla scena globale, emostrare al resto del mondo i successi del modello politico-economico comunista. L’esigenza del politburo era di mantenere l’assoluta riservatezza su determinati temi, oltre che di nascondere le proprie debolezze, che l’avrebbero esposta alle critiche dell’opinione pubblica occidentale. Nonostante la nuova dirigenza a guida Gorbaciov, promotrice della glasnost’, si mostrasse più aperta al mondo libero, i leader del partito decisero di non informare i cittadini sugli avvenimenti di Chernobyl, anche se l’occultamento di ogni tipo di prova si rivelò quantomeno inutile nel momento in cui la nube radioattiva iniziò a spostarsi prima verso l’Europea dell’Est e poi verso il Mar Baltico.

 

Quando, durante la mattina del 27 aprile, in Svezia, alcuni lavoratori alla centrale di Forsmark fecero scattare l'allarme a seguito della rilevazione di alti indici di radioattività, si suppose che vi fosse una falla all'interno della centrale e i responsabili cominciarono immediatamente a fare controlli in tutti gli impianti. Dopo essersi accertati della completa sicurezza della propria centrale, gli addetti ai lavori cominciarono a cercare altrove la fonte delle radiazioni, giungendo alla conclusione che gli alti indici di radioattività arrivassero direttamente dall’Unione Sovietica. Iniziarono così, attraverso l’apertura di un canale diplomatico, ad interrogare Mosca sull’accaduto, la quale negò la propria colpevolezza, nonostante ormai anche nelle altre nazioni gli anomali livelli radioattivi avevano messo al corrente l'Europa intera che un grave incidente era occorso in una centrale sovietica. Nel momento in cui l’intero globo iniziò a fare pressione sull’URSS, la dirigenza rilasciò le prime e scarne dichiarazioni sull'incidente (12).

 

Come risulta chiaro, questi eventi misero in luce una serie di latenti difficoltà nell’amministrazione del gigante russo. Il disastro di Chernobyl mostrò al mondo la scarsa affidabilità dell’Unione Sovietica, dovuta soprattutto alla forte ideologizzazione della sua pesantissima burocrazia e dalle scarse risorse economiche, fattori che pesarono sull’occultamento e la gestione diplomatica dell’incidente di Chernobyl. Mosca, infatti, era dotata di un vastissimo organigramma burocratico, il quale rispecchiava la necessità del partito di controllare l’enorme territorio mantenendo l’aderenza all’ideologia comunista. D’altra parte, anche le scarse risorse economiche risultarono essere un fattore determinante, sia per la bassa produttività delle imprese e del lavoro sovietico, ma soprattutto per la competizione permanente con l’impero liberale statunitense, che aveva portato il PCUS a decidere di invadere dell’Afghanistan nel 1979. 

 

Durante gli ultimi anni dell'era sovietica, che vanno grosso modo dal 1975 al 1989, Mosca continuò ad investire nella ricerca scientifica, nella formazione e nell'innovazione tecnologica, ma con una serie di limitazioni e sfide. L’Unione Sovietica, infatti, aveva tradizionalmente posto un'enorme enfasi sull'educazione scientifica, tendenza continuata durante gli anni '70 e '80 con l’ambizione di enfatizzare il progresso tecnologico come parte della rivalità con Washington durante la Guerra Fredda. 

Ciò ha portato a un investimento significativo nella ricerca e nello sviluppo in settori come l'astronomia, la fisica nucleare, l'ingegneria spaziale e la medicina. Tuttavia, nonostante gli investimenti, l'URSS affrontava una serie di sfide interne ed esterne che ne limitarono il progresso tecnico, vale a dire la già citata burocrazia, la corruzione degli alti organi statali, la mancanza di libertà accademica e la censura, che si presentava come un gravissimo ed involontario ostacolo all'innovazione. Inoltre, l'economia sovietica era caratterizzata da inefficienze e rigidità, con molte risorse impegnate in settori improduttivi (13).

 

Oltre l’URSS: l’impatto del disastro in Italia e in Europa.

 

L'incidente nucleare di Chernobyl ebbe un impatto significativo sulla percezione dell'opinione pubblica sul nucleare in tutto il mondo. Le conseguenze di furono considerevoli sia in termini di perdite umane che di impatto ambientale, e queste hanno contribuito a cambiare radicalmente la percezione dell'energia nucleare stessa. Come naturale ripercussione, vennero sollevate numerose e gravi preoccupazioni riguardo alla sicurezza delle centrali nucleari, ponendo un forte accento su come, anche in una struttura progettata per essere sicura, errori umani e problemi di progettazione possono portare a disastri catastrofici. Inoltre, di notevole rilevanza furono anche i timori per la salute pubblica, poiché l'esplosione del reattore portò al rilascio di una quantità enorme di radiazioni nell'atmosfera, causando un'ampia contaminazione ambientale e un numero elevato di malattie e decessi tra coloro che lavorarono sul sito e tra le persone esposte alle radiazioni, alimentando preoccupazioni sulla salute pubblica.

 

Come se ciò non bastasse, la portata del disastro nell’URSS ebbe una rilevante influenza sulla politica europea ed italiana. A seguito della forte opposizione dell'opinione pubblica, già presente prima del 1986 e in seguito rafforzata dalla strumentalizzazione di questi eventi,venne indetto un referendum sull'abrogazione dell’industria energetica nucleare nel 1987. In quel periodo, un forte senso di mobilitazione civica e di partecipazione attiva venne sfruttato da molte organizzazioni ambientaliste e gruppi della società civile, i quali sfruttarono l'incidente come opportunità per promuovere l’opposizione al nucleare.Come risultato di queste influenze, i referendum videro una schiacciante vittoria per il "No" all'energia nucleare, rappresentato da circa l’80% degli elettori italiani che si espressero contro la costruzione di nuove centrali nucleari e contro il prolungamento della vita operativa delle centrali esistenti.

 

Complessivamente, l'incidente di Chernobyl ha giocato un ruolo significativo nel condizionare l'opinione pubblica e nell’aumentare la sfiducia verso l'energia nucleare. Scontato, l'esito del referendum sull'energia nucleare in Italia del 1987, che ha permesso il consolidamento di unmovimento di opinione trasversale alle appartenenze politiche nel nostro paese, visibile ancora oggi. Infine, vanno imputate delle vaste responsabilità al sensazionalismo mediatico e alle campagne di sistematica disinformazione a mezzo stampa che da quarant’anni (e più) circondano l’argomento “nucleare”, e che hanno determinato una fallace interpretazione degli eventi (14).

 


Riferimenti.

 

Alessandro Pascolini, ll disastro di Chernobyl e le iniziative internazionaliper la sicurezza nucleare (14).

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